CLIVIA MIRABILIS
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Famiglia: Amaryllidaceae
Tribù: Haemantheae
Provenienza: Africa del Sud
Informazioni
generali.
Il genere Clivia, originario del Sudafrica, è ben noto da quando, nel XVII secolo, cominciò l'esplorazione botanica di questa parte del Mondo. Infatti tutte le specie sono piante relativamente grandi, sempreverdi con fiori vistosi di colore arancio, rosso, arancio-giallo o salmone. Non posseggono veri bulbi, ne rizomi o tuberi, ma solo molte radici rizomatose, forti e spesse a forma di funi.
Ufficialmente fu descritta come prima la specie Clivia nobilis (1828) con infiorescenze formate da fiori tubolari penduli (vedi). Questa specie è diffusa soltanto nell'Est della Provincia del Capo.
Nel 1853 seguì la prima pubblicazione riguardante Clivia miniata, una specie con ampie infiorescenze di fiori imbutiformi rivolti verso l'alto, portate su forti scapi fiorali (vedi e read) . Questa è la specie più nota, coltivata in diverse cultivar su grande scala dagli orticoltori e ben nota come ottima pianta d'appartamento. Particolare interesse ha suscitato la scoperta di forme con fiori gialli (vedi) ed attualmente si trovano in fase di sviluppo nuove cultivar gialle (vedi), destinate ad una futura ampia diffusione commerciale. Tali piante cominciano ad essere reperibili a prezzi abbordabili in Europa (vedi).

Tutte le persone che hanno avuto occasione di coltivare la specie o una cultivar di C. miniata sanno foto J.S.
che durante l'inverno bisogna annaffiarla poco, mentre esige relativamente molta umidità durante il
ciclo vegetativo attivo dalla primavera all'autunno. Così, anche con l'apporto periodico di nutrienti,
possibilmente con l'acqua di annaffiamento, le piante accumulano forze dopo la fioritura di fine
inverno o primaverile ed ingrandiscono, talvolta raggiungendo dimensioni notevoli da esigere vasi
assai ampi. Solo per brevi periodi tali piante possono essere esposte al sole diretto.
Le esigenze della Clivia miniata rispecchiano le condizioni in cui queste piante crescono nelle zone
boscose dell'Est e Sudest del Sudafrica, ove le piogge cadono durante l'estate e dove dalla primavera
all'autunno si verificano lunghi periodi con un alto tasso di umidità relativa dell'aria. Da tale zona
proviene anche la terza specie descritta nel XIX secolo (1856), Clivia gardenii. Come C. nobilis,
anche questa specie ha fiori penduli (vedi). E' questa la specie più diffusa (dal Nordest della provincia
del Capo fino in Swaziland). Si conoscono forme con fiori di colore arancio-rosso, rosa salmone ed
anche giallo.
Solo nel 1943 venne riportata nella letteratura scientifica la specie Clivia caulescens con fiori penduli di colore arancio in varie sfumature fino al giallo (vedi). Anche questa specie è originaria dell'Est del Sudafrica ed è diffusa soprattutto nelle zone più a Nord (come nella Provincia di Limpopo).
Da molto tempo era nota una clivia di sviluppo particolarmente grande, tipica di zone paludose, denominata generalmente "Robust gardenii". Grazie a studi approfonditi con la partecipazione di scienziati neozelandesi è stato possibile stabilire che si tratta di una vera specie (1) e nel 2004 le è stato assegnato il nome Clivia robusta (read). Di particolare importanza erano studi comparativi del genoma, ma sono anche state ben definite differenze morfologiche rispetto a C. gardenii. Esemplari di C. robusta raggiungono fino a 180 centimetri di altezza in paludi con un lento movimento d'acqua, dove le forti radici formano trampoli saldamente ancorati sul fondo.
Tutte le specie di Clivia finora descritte, a cui si associano degli ibridi naturali interspecifici, frequenti nelle zone in cui le specie si incontrano in natura, nonché le ormai molto numerose cultivar orticole, presentano le stesse esigenze colturali dovute alle condizioni pedoclimatiche di provenienza. In natura tutte le specie a fiori penduli vengono impollinate da uccelli (Nectarinia spp.), solo C. miniata, grazie alla forma dei suoi fiori, viene visitata da api, mosche e farfalle (Papilio spp.).
Oltre alla C. miniata e le sue varietà si trova in commercio un incrocio interspecifico,
frequentemente chiamato Clivia x cyrtanthiflora. Non si tratta dunque di un'ulteriore
specie, ma di un interessante incrocio tra C. miniata e C. nobilis, che ha prodotto
piante capaci di fiorire anche due o tre volte all'anno.

L'inattesa scoperta di una nuova specie .
Vicino a Nieuwoudtville, una cittadina sudafricana (vedi) nota anche come la
Capitale mondiale dei bulbi (The Bulb Capital of The World vedi), è stata osservata
nell'anno 2001 una pianta appartenente, a prima vista, al genere Clivia, ma che cresce in un'area distante quasi 800 km dalla più vicina zona nota per la presenza di clivie endemiche (2).
Wessel Pretorius, gestore della riserva naturalistica di Oorlogskloof Nature Reserve (vedi), 350 km a nord della Città del Capo, raccolse dei campioni che vennero analizzati dal Compton Herbarium del Kirstenbosch National Botanical Garden della Città del Capo (vedi). Il curatore del Compton Herbarium, Dr. John Rourke, eseguì in seguito studi accurati nel luogo scoperto da Pretorius e descrisse (3), nel maggio 2002, la nuova specie Clivia mirabilis (vedi).
Si tratta di una pianta simile a C. nobilis, ma capace di crescere al sole tra rocce che le concedono solo poca ombra, generalmente durante le ore mattiniere. Le foglie hanno una lunghezza di 60 - 120 cm ed emergono a grappolo direttamente da un rizoma sotterraneo cortissimo, ancorato nel suolo con forti radici carnose. Frequentemente
le foglie presentano una riga bianca lungo la costola centrale
verso la base rossiccia.
foto C.P.-J.
Alla Clivia mirabilis mancano due caratteristiche tipiche per C. nobilis : l'incavo
apicale e la minuta dentellatura sui margini della lamina.
(vedi)
La nuova specie descritta da J. Rourke produce in primavera infiorescenze di 20 a
48 fiori tubolari, penduli, i cui tepali sono lunghi tra 35 e 50 mm e sono saldati alla
base per 10 a 15 mm. Il perigonio, rosso scarlatto con punte gialle, è portato da un
peduncolo rosso, come è pure il colore dell'ovario.
L'impollinazione avviene ad opera di uccelli e sei mesi dopo la fioritura maturano
frutti in forma di bacche irregolari color vermiglio. In ognuno dei 25 a 35 frutti sono
contenuti alcuni semi larghi 10 mm, di colore bianco perla, capaci di germogliare
immediatamente, senza un periodo di dormienza.
La caratteristica più sorprendente è il fatto che questa clivia vive in un clima
completamente diverso di quello dell'habitat delle altre specie. Oorlogskloof si
trova, infatti, in una zona con condizioni definite "mediterranee", con inverni
piovosi ed estati roventi. Questo fatto è di particolare interesse per le zone con poca
probabilità di gelo in Italia, in cui potrebbe essere tentata, con buona possibilità di
riuscita, l'acclimatazione di questa specie.
Un momento assai divertente si è prodotto al momento dell'attribuzione del nome
alla nuova specie. Inizialmente veniva usato l'epiteto miserabilis (vedi), con il quale
è stato denominato anche il bellissimo acquarello della famosa pittrice sudafricana Auriol Batten (vedi e leggi note), ma rapidamente, in tempo per la corretta pubblicazione sulla rivista Bothalia, venne adottato il nome Clivia mirabilis, soprattutto per mettere in evidenza la sorprendete capacità della pianta di vivere nelle condizioni climatiche del nord della Provincia del Capo.
Ipotesi e studi biogeografici riguardanti le specie di clivie.
Nonostante rimanga ancora oggetto di teorie il fatto che una pianta diversa dalle solite specie di Clivia possa trovarsi isolata in un ambiente ristretto molto distante dalla maggioranza delle specie del genere, studi molecolari sembrano poter dare un contributo alla spiegazione, pur non essendo ancora accettate da tutti i ricercatori del settore.
Dagli esperti della flora sudafricana viene ipotizzato (2) che cambiamenti climatici abbiano separato la Clivia mirabilis dalle altre popolazioni di clivie.
E' probabile che come altre clivie (per esempio C. nobilis e caulescens) le singole piante di Clivia mirabilis possano vivere molto a lungo. Dunque anche la popolazione trovata nel Kloof a sud di Nieuwoudtville potrebbe avere una lunga storia. Dai fossili ritrovati è noto che una sessantina di milioni di anni fa le regione a sud di Nieuwoundtville era calda, umida e coperta da foreste tropicali, collegata alle zone più a Est, caratterizzate anche tuttora da estati umide. Ma circa cinque milioni di anni fa la zona divenne più fredda e secca, più simile al clima mediterraneo di oggi, causando progressivamente l'estinzione delle foreste e di numerose specie anche a causa di immensi incendi. Oggi la regione è popolata da uno dei sei regni floreali del mondo, quello del "fynbos" della Provincia del Capo (vedi). Con ben 1300 specie per 10000 km quadrati è quello con la più alta concentrazione di specie del pianeta (vedi). La zona, quasi completamente priva di alberi e soggetta ad incendi spontanei, è riccamente popolata da generi della famiglia delle Amaryllidaceae. Queste piante riescono a viverci con successo, soprattutto grazie ai loro organi sotterranei. Qui si trovano addirittura delle specie di Amaryllidaceae (dei generi Cyrtanthus e Haemanthus) che dipendono dagli incendi per la loro fioritura.
Le clivie sono piante sempreverdi e prive di un organo ipogeo di riserva. Pertanto esse non sono in grado di resistere agli incendi. E' ipotizzabile (2) che la colonia di Oorlogskloof sia l'unica, non toccata dal fuoco da moltissime generazioni, ad essere sopravvissuta dai tempi remoti, in cui le clivie erano largamente diffuse nell'habitat a loro favorevole.
Sono proprio gli studi sul DNA delle varie specie di clivie ad avvalorare la suddetta ipotesi.
B.J.M. Zonneveld, dell'Istituto di Scienze Molecolari delle Piante all'Università di Leiden in Olanda, eseguì degli studi comparativi su tutte le specie note del genere Clivia (4). Applicando un criterio di rado usato per scopi tassonomici, quello della misurazione del contenuto nucleare del DNA, egli ha potuto dimostrare che Clivia mirabilis presenta il più basso contenuto, di soli 31,2 picogrammi (pg). In ordine crescente è seguita da C. nobilis (34,7 pg), C. robusta (35,7 pg), C. gardenii (36,4 pg), C. caulescens (38,7 pg) e Clivia miniata (39,2 pg).
La conta cromosomica di tutte le specie è uguale (2n = 22).
I cromosomi della Clivia miniata sono del 30 % più grandi della Clivia mirabilis e il DNA contiene ca. 8 x 109 più coppie di basi.
Sulla base del contenuto di DNA nucleare Zonneveld indica la Clivia mirabilis come la specie più primitiva oggi nota. Sarebbe dunque plausibile che tale specie sia un relitto sopravvissuto ai cambiamenti climatici dai tempi in cui clivie ancestrali erano diffuse nel territorio. Le altre specie di Clivia, con DNA più complessi, sarebbero la conseguenza dell'evoluzione negli habitat più adatti alla loro sopravvivenza, nell'Est del Sudafrica.
I risultati di Zonneveld indicano anche la poca probabilità di un'altra ipotesi per la presenza della Clivia mirabilis lontano dalle zone endemiche dell'Est. Secondo tale ipotesi semi di clivie potrebbero essere stati trasportati da animali. In questo caso sarebbe però probabile un contenuto maggiore del DNA nucleare e non minore come osservato nelle analisi molecolari. Inoltre, non sono note ne migrazioni di uccelli, ne la presenza di scimmie, che potrebbero essere responsabili della dispersione (2).
In generale la problematica biogeografica e filogenetica dei generi appartenenti alla tribù Haemantheae (Cryptostephanus, Clivia, Scadoxus, Haemanthus, Gethyllis e Apodolirion) non può però dirsi risolta. Lo dimostra il lavoro di due ricercatori americani (5), A. W. Meerow e J. R. Clayton, su sequenze nucleari, pubblicato recentemente (vedi). Nel lavoro non sono state incluse le due specie di clivie descritte più recentemente (1, 3), ma la presenza di Clivia mirabilis nel territorio occidentale viene indicata come una probabile dispersione (vicariance event) dall'area di origine nell'Est del Sudafrica, come viene ipotizzato anche per altri generi della tribù Haemantheae.
La coltivazione di Clivia mirabilis.
La nuova specie è stata coltivata da John Winter all'Istituto Nazionale Sudafricano di Biodiversità (South African National Biodiversity Institute) a Kirstenbosch e a Maggio 2005 sono state pubblicate le prime esperienze (vedi).
Viene indicato che substrati comunemente usati per altre specie del genere dovrebbero essere mescolati con sabbia per migliorare il drenaggio, perché la pianta è stata trovata suscettibile a marciumi. L'accrescimento durante l'inverno sembra essere ottimale a circa 15°C, ma è noto, che la specie sopporta occasionali gelate nel suo habitat. Finora temperature basse durante il ciclo vegetativo non sono state sperimentate. L'annaffiamento deve essere sporadico e ristagni d'acqua sono assolutamente da evitare. Quando le piante hanno raggiunto l'altezza di ca. 40 cm aumenta la loro resistenza a marciumi. Le temperature massime estive vengono indicate in 28-30°C. Non è stata ancora sperimentata l'esposizione al sole diretto, ma dalle osservazioni in natura è noto che le piante possono crescere in tali condizioni. E' stata osservata una buona risposta delle piante in accrescimento alla fertilizzazione con un concime inorganico generico, somministrato una volta al mese. Sembra che un evento di abbassamento della temperatura può indurre la pianta a fiorire.
Questi primi risultati e la similitudine delle condizioni climatiche della zona d'origine della Clivia mirabilis fanno pensare alla possibilità di una facilitata introduzione di questa specie in Italia.
Bibliografia.
1) Murray, B.G., Ran, Y., De Lange P.J., Hammett K.R.W., Truter J.T. e Swanevelder, Z.H.: A new species of Clivia (Amaryllidacea) enedemic to the Pondoland Centre of Endemism, South Africa. Bot. J. Linnean Soc., 146, 369-374 (2004).
2) Snijman, D.: A remarkable new discovery in Clivia. Herbertia, 57, 35-40 (2002-2003).
3) Rourke, J.P.: Clivia mirabilis (Amaryllidaceae: Haemantheae) a new species from Northern Cape, South Africa. Bothalia, 32, 1-7 (2002).
4) Zonneveld, B.J.M.: The systematic value of nuclear DNA content in Clivia. Herbertia, 57, 41-47 (2002-2003).
5) Meerow, A.W. e Clayton, J.R.: Genetic relationships among the baccate-fruited Amaryllidaceae (tribe Haemantheae) inferred from plastid and nuclear non-coding DNA sequences. Plant Syst. Evol., 244, 141-155 (2004).
Si ringrazia la signora Ines Grimaz per la fotografia della C. x cyrtanthiflora ed il Dr. Colin Paterson-Jones (vedi) per aver fornito la sua fotografia di C. mirabilis per la pubblicazione in esclusiva su questo sito.
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