BELAMCANDA CHINENSIS
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Famiglia: Iridaceae
Provenienza: India del Nord, Bhutan, Nepal, Vietnam, Filippine, Taiwan, Cina, Corea, Giappone, Russia orientale.
Caratteristiche generali.
Il genere Belamcanda, il cui nome deriva dal sanscritto málákanda, è costituito da una sola specie, la Belamcanda chinensis. Con tale nome, "belam-canda", è tuttora nota in India nordoccidentale, ma si trova anche spontanea in Cina ("she-gan", 射干 o 較剪蘭), in Giappone e nella Russia orientale, mentre è naturalizzato in altre zone, tra cui in alcuni stati meridionali degli USA (Freckle Face, Blackberry Lily, Leopard Lily).
In Oriente questa iridacea è considerata una pianta medicinale. La radice viene usata non solo come antidoto al morso del cobra, ma anche per il trattamento della tosse, del mal di gola e della bronchite, di malattie ginecologiche e dermatologiche. Ha una potente azione antifungina. Essendo tossica può essere usata solo in dosi piccole e sembra opportuno lasciare la sua applicazione unicamente ai sapienti guaritori asiatici.
Le belle foglie ensiformi di colore verde intenso della B. chinensis
assomigliano a quelle di molte Iris. Sono disposte a ventaglio lungo
il robusto stelo, dando alla pianta prima della fioritura un aspetto
schiacciato, bidimensionale. In piante coltivate in condizioni idonee
lo stelo raggiunge l'altezza di ca. 60 cm (sono state descritte piante alte
anche oltre 1 metro) e porta i fiori riuniti in corimbi terminali.
Generalmente i fiori, dal diametro di ca. 5 cm, composti da 6 tepali
(tre alternativamente più corti degli altri), sono di colore arancio chiaro
con una vistosa punteggiatura arancio scuro o rosso porpora, ma sono
note varie forme della specie con una colorazione che va dal giallo
al rosa e al violetto. I singoli fiori durano generalmente solo un giorno,
ma sono numerosi nei corimbi. Un corimbo può portare anche più
di 15 fiori che si aprono progressivamente, assicurando una fioritura
assai lunga in piena estate. Non è raro vedere nello stesso corimbo
non solo boccioli accanto ad un fiore aperto, ma anche le capsule più
o meno rigonfie, contenenti i semi ancora immaturi.
Verso la fine dell'estate o in primo autunno le capsule si aprono,
esponendo i semi in grappoli che assomigliano ai frutti delle more.
Nei paesi anglosassoni questa somiglianza è alla base del nome
comune "Blackberry Lily", mentre gli altri nomi inglesi, "Leopard
Flower" e "Leopard Lily" sono dovuti all'aspetto dei fiori. Sono
comunque note anche altre denominazioni, tra cui quella brutta di
"Freckle Face". Attraente, ma fuori uso legale risulta il nome
latinizzato "Pardanthus" (fior di leopardo) ed erroneamente viene
riscontrato, sempre con l'epiteto chinensis, anche il nome del genere
Ixia. Errato è pure il nome Belamcanda punctata.
I singoli semi, sferici e di colore nero, si separano facilmente dai resti
della capsula con una leggera pressione, ma possono rimanere attaccati
anche a lungo (vedi). Per questa loro caratteristica vengono usati come
elemento decorativo particolare in composizioni di fiori secchi.
Coltivazione.
La coltivazione della Belamcanda chinensis è facile. Risulta conveniente
iniziare dai semi conservati durante l'inverno in sacchetti, possibilmente
immersi in uno strato appena umidificato di segatura, torba o sabbia
per evitare l'essiccamento totale. La semina va effettuata in primavera
dopo aver tenuto i semi al fresco, a temperature anche vicine a zero
gradi. Conviene seminare all'aperto alla profondità di 3 - 5 cm dopo le
gelate tardive, oppure in vaso un mese prima della fine delle gelate
nella zona di destinazione, facendo crescere le piantine in un ambiente
controllato vicino ai 20 °C. Le piccole piante possono essere poi
trapiantate in vasi più grandi oppure in piena terra a maggio. Nelle
comuni condizioni climatiche italiane si verifica comunque facilmente
la disseminazione naturale della B. chinensis senza la necessità di alcun
intervento del giardiniere. Nel caso si desideri, in tali condizioni, regolare
la distribuzione dei semi, è possibile seminare artificialmente i semi
appena maturati, coprendoli con 5 - 7 cm di terriccio fine o sabbia da
fiume. La B. chinensis deve essere coltivata in pieno sole o in parziale
ombra.

Le singole piante di Belamcanda chinensis non sono molto longeve, pur
essendo provviste di un corto rizoma. Pertanto può risultare conveniente
trattare questa specie come una pianta biennale, dividendo e ripiantando i
rizomi ogni due anni nel periodo di dormienza. L'approccio più semplice
risulta però quello della semina.
Le nuove piante fioriscono occasionalmente già nel primo anno, ma più frequentemente
nel secondo o terzo anno dopo la semina. Per ottenere piante robuste, con una colorazione
intensa dei fiori, conviene concimare frequentemente (anche una volta a settimana) con un
fertilizzante liquido per piante da fiore.

Malattie e parassiti.
Raramente è stata segnalata una severa clorosi dal Potyvirus delle Iris. Le piante vanno
difese da attacchi di membri della famiglia dei Limacidi.
Uso in giardino e sul terrazzo.
Grazie al fatto che occupano poco spazio, le piante della Belamcanda chinensis si prestano ottimamente alla diversificazione di bordure miste di piante perenni. Il loro robusto sviluppo verticale costituisce un valido elemento in varie composizioni di piante più basse. Particolarmente attraenti risultano anche folti ammassi di queste piante preferibilmente a ridosso di muri scuri dove il loro interessante colore in piena estate viene valorizzato al massimo. Molto interessanti sono gruppi di varie forme della specie, con colorazioni diverse dei fiori. Tra queste la più comune è la variante giallo puro senza macchie, nota come "Hello Yellow" (occasionalmente indicata addirittura, erroneamente, come una specie distinta, B. flabellata). vedi
La B. chinensis è ottimamente adatta alla coltivazione in vaso e può dunque costituire un interessante aggiunta alle piante allevate in contenitori, anche se sono solo di medie dimensioni, su terrazzi e balconi.
Il terriccio può essere quello comune da giardino, anche moderatamente pesante per la presenza di argilla. La pianta sopporta bene la siccità, ma per un risultato pienamente soddisfacente è opportuno annaffiare periodicamente, soprattutto quando il suolo si è molto essiccato. La concimazione attraverso l'acqua irrigua risulta comoda ed efficace.
Osservazioni finali.
La maggiore diffusione della Belamcanda chinensis si è verificata nel XIX secolo. Per ragioni difficilmente comprensibili, ma probabilmente legate alla breve durata dei singoli fiori, questa pianta è stata quasi completamente dimenticata. Il bellissimo colore dei fiori, la facilità di propagazione attraverso i grandi semi e la notevole resistenza a malattie consigliano la nuova introduzione nei giardini degli amatori italiani.
In commercio si trovano occasionalmente pacchetti con miscugli di semi, detti ibridi di B. chinensis in vari colori, eventualmente sotto la denominazione "Avalon". Si tratta solo di varie forme della specie.
Infine va segnalata l'esistenza di incroci intergenerici con una pianta affine, l'Iris dichotoma (chiamata anche Pardanthopsis dichotoma). Questa iris a fioritura brevissima, solo dal pomeriggio fino poco dopo il tramonto, risulta morfologicamente e da studi sulla sequenza nucleotidica la specie più vicina a B. chinensis. Gli ibridi ottenuti negli Stati Uniti d'America da questi incroci vengono denominati x Pardancanda norrisii (vedi) e costituiscono un gruppo di piante, chiamate "Candy Lily", di notevole interesse per gli amatori più esigenti.
Dettaglio del fiore di Belamcanda chinensis vedi
Dettaglio dei frutti di Belamcanda chinensis vedi