La "Caraffa con fiori" è stata dipinta dal Caravaggio nel 1597 all'inizio del suo periodo romano. Gli esperti mettono in evidenza che non si tratta di una natura morta, ma bensì di un ekphrasis.

Il contenuto metaforico del piccolo quadro (due palmi romani; 44,6 x 33,4 cm;conservato a Roma in una raccolta privata) indica un complesso confronto concettistico sull'Amore in un'ottica scopertamente classicistica e una proiezione resurrezionale (vedi Maurizio Marini, CARAVAGGIO "pictor praestantissimus", Newton & Compton Editori, 2001).

Nel bouquet sono rappresentati fiori maturi, quasi in fase di disfacimento, con profondi significati mistici e mitologici: in alto un crisantemo ibrido, raro per l'epoca, allude all'amore oltre la morte; a sinistra (appena visibile) un garofano porpora, simbolo dell'amore puro tra Gesù e sua madre; nel centro una calendula rosso-cinabro, un emblema duplice di Tempo e Ressurezione; a sinistra in basso tre rose centifolie bianche alludono alla Vergine; la screziata rosa damascena è sacra a Venere, a destra della quale si trova l'Anemone coronaria (ibrido), fiore uscito dalla metamorfosi di Adone, amante di Venere; a destra più in alto un tulipano, attributo della Vergine, e, poco distinguibili, giacinti e un fiordaliso; infine il grande narciso doppio giallo-ocra e verde-malachite, fiore nato sul posto dove morì il bellissimo Narciso, considerato anche fiore degl'Inferi per le sue proprietà narcotizzanti e velenose e uno degli attributi di Proserpina.

Da notare è la precisione e realistica rappresentazione dei fiori, in accordo con la "manifattura" (la qualità) e la "diligenza" (l'accurata resa della mimesi natura-pittura) mete dello stesso Caravaggio.