INTRODUZIONE   

 

Nel catalogo della prestigiosa esposizione "Italian Botanical Art Today", svoltasi tra il 15 Maggio e il 28 Luglio 2001 nell'Istituto Italiano di Cultura a Washington D.C., gli autori della presentazione sono la Professoressa Lucia Tongorgi Tomasi e il Dottor Alessando Tosi dell'Università degli Studi di Pisa.

In poche pagine è ammirevolmente riassunta la storia della pittura botanica e vengono presentati alcuni artisti italiani contemporanei.

Sentiti ringraziamenti sono dovuti alla Professoressa Lucia Tongiorgi Tomasi che ha gentilmente permesso di riprodurre il testo di detta presentazione come introduzione della parte artistica dedicata alle piante geofite ornamentali del presente sito internet: 

Una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa... 

Nella pittura botanica il celebre aforisma di Gertrude Stein non è poi così veritiero. Una rosa è sì una rosa, ma è anche una pianta fiorita suscettibile di assumere forme profondamente diverse a seconda della specie considerata e peculiari interpretazioni stilistiche frutto della personalità degli artisti che la eleggono a soggetto dei loro pennelli.

Per le infinite forme che offrono, il fiore e la pianta che esso corona e abbellisce non costituiscono affatto, come saremmo portati a pensare, soggetti banalmente ripetibili in moduli schematici, ma temi privilegiati che artisti di ogni epoca e luogo hanno interpretato secondo la propria personalità e la propria cultura. Ed è per questo che la pittura botanica può vantare non solo un'origine molto antica, ma anche una storia complessa e articolata nella quale l'immagine è stata spesso erroneamente affrontata in maniera dicotomica. Se gli storici dell'arte continuano spesso a privilegiarne gli aspetti squisitamente stilistici e formali, i botanici la apprezzano perché la ritengono capace di documentare un'intera specie, piuttosto che un singolo individuo. Solo in tempi recenti il problema è investito da una salutare revisione nella convinzione che nel corso della storia, illustrazione e immagine- termini ai quali risulta peraltro complesso attribuire significati univoci  -  si  siano mescolate in proficui  interscambi  

e influenze reciproche. Antica è dunque l'origine della pittura floreale e botanica. Una leggenda, riportata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, narra come il pittore Greco Pausias dipingesse i fiori delle ghirlande che la sua amata Glicera andava intessendo, un poetico episodio che ha sollecitato i pennelli di Jan Bruegel il Vecchio, il grande pittore fiammingo del Seicento specializzato appunto nella pittura floreale. Nonostante il racconto pliniano, sembra tuttavia che un sostanziale disinteresse per le immagini di fiori abbia caratterizzato l'età classica, sebbene numerose piante, talvolta cariche di fiori e frutti, siano state affrescate nelle dimore pompeiane e che il celebre Codice di Vienna, risalente al VI secolo d.C., testimoni la straordinaria abilità dell'artista - forse Crateva - nella raffigurazione realistica delle essenze vegetali.

E' soprattutto nel corso del Medioevo che si afferma una particolare attenzione per piante e fiori, coltivati negli horti conclusi dei monasteri e subito caricati di significati simbolici. Alle suggestioni delle metafore presenti nella Bibbia e nei testi sacri, si aggiunge la diffusione di erbari manoscritti che elencano le proprietà terapeutiche delle piante, ora raffigurate in maniera convenzionale e ripetitiva, senza alcun riferimento alla realtà naturale. L'ìmmediata fortuna del giardino anche presso i laici contribuisce a sviluppare nel tardo medioevo una forte attrattiva per piante e fiori, che compaiono sempre più frequentemente miniati in straordinari trompe l'oeíl come appena colti e adagiati sulle pagine dei 'libri d'ore'.

L'interesse per il mondo naturale che si sviluppa prepotentemente a partire dalla seconda metà del XV secolo in tutta Europa ha come conseguenza non solo una intensificata presenza di soggetti floreali nei dipinti e nelle arti decorative, ma anche un approccio del tutto nuovo al mondo vegetale che consente di isolare la pianta e il fiore in quanto soggetti autonomi. Con Leonardo da Vinci e Albrecht Duerer nasce un disegno botanico, artistico e scientifico al contempo, che emerge da un diretto contatto con la natura. Accanto a brani naturalistici che affollano i capolavori dei due artisti, molti sono i fogli nei quali la pianta viene focalizzata 'dal vivo' con tecniche grafiche profondamente diverse. Saranno tuttavia i pigmenti a tempera e acquerello stesi con pennelli finissimi su carta o pergamena, utilizzati con somma perizia dal maestro tedesco, ad imporsi nella pittura naturalistica dei secoli successivi fino ai giorni nostri.

E' nei primi decenni del XVI secolo che la botanica subisce un profondo processo di rinnovamento che la porterà in breve ad assumere la fisionomia di una scienza moderna. Allo studio dei semplici con finalità farmacologiche e mediche che aveva caratterizzato la cultura medioevale, subentra un'attenzione sempre più viva per i problemi morfologici e classificatori, alla luce di un panorama fioristico improvvisamente arricchito dall'arrivo di molte essenze vegetali dall'Asia e dal Nuovo Mondo. Si deve in particolare ai tedeschi Otto Brunfels e Leonhart Fuchs e all'italiano Pietro Andrea Mattioli il merito di avviare per primi un'indagine più rigorosa e sistematica del mondo vegetale. Per dominare il cospicuo numero di piante che andava ad assommarsi a quelle già conosciute si ricorre a trattati corredati da puntuali descrizioni e, soprattutto, da raffigurazioni il più dettagliate e realistiche possibile. L'affermazione della stampa e delle tecniche incisorie contribuisce alla fortuna delle immagini poste a corredo di opere a stampa, oppure raccolte in album e alla diffusione di singoli fogli incisi. E' in questo vivace contesto culturale che si afferma l'illustrazione botanica moderna,spesso frutto di collaborazione tra artista e uomo di scienza, ma anche opera di pittori molto dotati, come Jacopo Ligozzi, capaci di interpretare il dato naturale con inedita sensibilità.La pittura di fiori e l'illustrazione botanica iniziano quindi un percorso scandito da tangenze e divergenze estremamente significative. Il nuovo genere trova ben presto grandi estimatori in principi e augusti personaggi di tutta Europa,affascinati da una realtà naturale che le recenti scoperte geografiche hanno considerevolmente dilatato e arricchito di creature e piante straordinarie. E sono gli uomini di scienza a rivolgersi sempre più spesso all'ausilio dei pittori per illustrare i reperti naturali oggetto dei loro studi, creando vere e proprie 'botteghe artistiche' sia presso le loro dimore, sia presso gli orti botanici di recente istituzione, come documentato dall'enciclopedica opera del bolognese Ulisse Aldrovandi o dalla viva creatività del Giardino dei Semplici di Pisa. Nei primi anni del Seicento, la scoperta e l'utilizzazione del microscopio da parte dei membri dell'Accademia dei Lincei (la prima accademia scientifica italiana) determina un significativo mutamento nel processo dell'osservazione e quindi nella raffigurazione del dato naturale. Il nobile romano Federico Cesi, fondatore dell'Accademia, si vale del microscopio come strumento di indagine per produrre le tavole dei cinque volumi delle Plantae et flores, in cui vengono focalizzati importanti dettagli morfologici vegetali mai fino ad allora percepiti. 

Nello stesso periodo, in molte città europee si organizzano mostre e mercati di piante. Se fiori e bulbi pregiati si vendono annualmente alla celebre fiera di Francoforte, l'emulazione sociale spinge anche i ceti più bassi a dedicarsi al giardinaggio e alla coltura di piante pregiate. In un clima di diffusa passione floreale, si va prepotentemente affermando il genere pittorico della natura morta e dei cosiddetti "fiorilegi" (album di fiori incisi o miniati) nei quali rami fioriti e piante recise sono raffigurate in eleganti mises enpage o disposte in preziosi bouquet. In ambedue queste produzioni, tuttavia, l'artista finisce per prevalere sull'illustratore: il fiore non è più colto nell'immediatezza del suo habitat naturale come avviene nelle tavole scientifiche, ma piuttosto enfatizzato nelle peculiarità decorative e persino simnboliche, interpretando, proprio per il breve ciclo vitale e la natura bella ma effimera, la vanità delle cose terrene e la fugacità della vita umana. Sempre nel corso del Seicento numerose donne artiste si dedicano alla pittura botanica raggiungendo livelli di grande spessore stilistico, proprio perché dotate,come allora si diceva, di quella "femminil patientia" essenziale per il buon esito di un genere che richiede diligenza, meticolosità e accuratezza mimetica. Se sono principalmente artiste nord-europee a dedicarsi a tali soggetti - si pensi a Maria Sibylla Merian - non poche sono anche le pittrici italiane, tra le quali vanno almeno ricordati i nomi di Giovanna Garzoni, Anna Maria Vaiani e Isabella Cattani Parasole, tutte in vario modo gravitanti nell'entourage della famiglia papale dei Barberini e nell'ambito linceo. Anche se alcune, come Giovanna Garzoni,acquistano celebrità per i loro dipinti di natura morta, nessuna di loro prescinde da un disciplinato esercizio nell'ambito dell'illustrazione delle essenze vegetali.

La considerazione ormai assunta dalla pittura botanica è pienamente testimoniata dalla Francia di Luigi XIV, il quale ordina ad un gruppo di artisti di raffigurare su vélin - una raffinata e sottile pergamena - le essenze vegetali coltivate nel Jardin des Plantes parigino, presso cui è istituita la carica di premier peintre du Roi pour la miniature, la prima e unica al mondo carica ufficiale attribuita ad artisti naturalistici.

Il Settecento si configura come secolo nodale non solo per le scienze botaniche, ma anche per l'illustrazione naturalistica, che godrà in tutta Europa di eccezionale fortuna. Se da un lato Carlo Linneo offre la soluzione definitiva per la classificazione del mondo vegetale, proponendo anche il sistema della nomenclatura binomia, il pittore di origine tedesca Georg Dionysius Ehret, suo collaboratore, è in grado di raggiungere soluzioni di straordinaria precisione scientifica in un originale linguaggio stilistico. L'impulso impresso alle tecniche incisorie contribuisce intanto a vivificare l'illustrazione scientifica producendo suggestivi effetti anche sull'illustrazione botanica. Numerosi sono infatti gli episodi editoriali di rilievo, tra i quali è sufficiente citare le Icones Plantarum Rariorum (1781-1793) di Niekolaus Joseph von Jacquin, sontuoso infolio con tavole incise in rame e dipinte a mano da numerosi artisti, tra i quali i fratelli Franz Andreas e Ferdinand Lucas Bauer.

Il XIX secolo è dominato dalla figura di Pierre Joseph Redouté, celebrato come il 'Raffaello dei Fiori', a lungo attivo anche per una committente particolarmente esigente e raffinata quale l'imperatrice Josephine Beauharnais. Le grandi tavole di Redouté dedicate a Les Liliacées e a LesRoses, incise con la tecnica del punteggiato, capace di suggerire anche le più lievi sfumature dei colori e la serica consistenza dei petali, hanno una diffusione senza pari, forse anche eccessiva se si considerano gli altissimi livelli che l'artista aveva già raggiunto in alcune precoci e più immediate tavole dipinte sul finire del Settecento per il botanico Charles Louis L'Héritier de Brutelle. 

Alla rivista Botanical Magazine, fondata nel 1787 da William Curtis e corredata da numerose illustrazioni di alta qualità di piante 'sempre ritratte da esemplari vivi' e incise con tecniche diverse, in particolare con la litografia, va poi il merito di aver contributo a dilatare non solo nuove frontiere del sapere botanico, ma anche a diffondere la passione per l'illustrazione. In tempi recenti la rivista ha opportunamente mutato il titolo originario con quello di The Kew Magazine, con un preciso riferimento agli studi condotti nel prestigioso giardino botanico londinese e alla scuola di pittura botanica che vi prospera anche oggi, dalla quale sono usciti molti dei più accreditati artisti botanici assurti a fama internazionale.

Anche in Italia le opere floreali e pomologiche di Giorgio Gallesio, Michele Tenore o Gaetano Savi dimostrano l'importanza attribuita dagli scienziati alla raffigurazione dei fenomeni naturali, tanto che a pittori affermati come Antonio Serantoni, si uniscono personalità assai meno famose ma altrettanto interessanti (è il caso di Domenico Del Pino, attivo per la splendida Pomona Italiana di Gallesio) e pittrici 'dilettanti'.

Nel corso del XX secolo i processi fotomeccanici e le più moderne tecniche di riproduzione non hanno minato le tradizionali caratteristiche dell'illustrazione botanica, che ancora rivendica il genuino statuto di genere artistico e continua a manifestare il fascino sottile di arte altamente sofisticata. In tempi recenti si è verificato poi un fenomeno nuovo: alle collezioni specialistiche delle istituzioni più prestigiose (i già citati Kew Gardens, la Royal Horticultural Society di Londra, il Muséum d'Histoire Naturelle di Parigi, il Fitzwilliam Museum di Cambridge) si sono unite le raccolte di alcuni appassionati collezionisti privati che, con sagace e preveggente intuito, hanno privilegiato tavole botaniche di artisti contemporanei, spesso - ma non necessariamente - accanto ad opere antiche. Alla memoria della pionieristica Rachel McMasters Miller Hunt è oggi dedicato l'Hunt Institut of Botanical Documentation della Carnegie MellonUniversity di Pittsburg, nella cui sede continuano ad esser radunate sistematicamente opere di artisti botanici mondiali e organizzate esposizioni con regolare scadenza e dove fervono studi e ricerche su questo genere artistico.

Se non va dimenticata la collezione di Rachel Mellon a Upperville (Virginia), nella  quale a qualificate opere antiche è accostato un significativo nucleo di fogli di pittori contemporanei, la raccolta oggi in assoluto più estesa e completa è quella formata in Inghilterra con sensibilità e spirito critico da Shirley Sherwood, che nel corso di lunghi anni ha individuato in tutti i continenti opere di altissima qualità,offrendo un panorama affascinante ed esaustivo del genere.              (.....)

La crescente attenzione delle collezioni più importanti e prestigiose e i recenti riconoscimenti internazionali, hanno ormai sancito l'affermazione di una "scuola" italiana di illustrazione botanica. Una scuola dai caratteri precisi, basati soprattutto sulla attenta lettura di un'antica tradizione - dalle tempere di Ligozzi alle pergamene della Garzoni - e sulla volontà di aggiornarla con un solido vocabolario tecnico e stilistico in grado di svelare i sottili e intriganti misteri del mondo vegetale.

L'introduzione scritta dalla Professoressa Lucia Tongorgi Tomasi e dal Dottor Alessando Tosi per la Mostra "Italian Botanical Art Today" del 2001 continua con l'analisi delle più importanti opere esposte.

In seguito vengono ripresi alcuni passaggi rilevanti anche per la raccolta delle pitture di artisti presenti su questo sito internet:

Non è un caso che, dopo i brillanti esordi di Marilena Pistoia negli anni Sessanta, uno dei centri principali di questa "rinascenza" sia la Roma della tradizione barberiniana e lincea. Nella capitale .... opera infatti Luca Palermo, affermato sulla scena internazionale per la preziosa ricerca linguistica così attenta ai  percorsi storici della pittura floreale. E' un profondo "mestiere", il suo, che si basa sulla separazione dei colori secondo le antiche ricette e sulla meditata scelta della carta - ora la carta soffice di cotone puro che favorisce la resa della finissima tomentosità delle foglie della peonia, ora il cartone spesso e liscio per restituire il velluto delle lacinie alari di Iris marsica, bellissima pianta endemica dell'Appennino Centrale (Monte Marsicano) rinvenuta nelle frequenti passeggiate nel Parco Nazionale degli Abruzzi. Ad una non comune perizia tecnica, Palermo unisce una raffinata sensibilità naturalistica che si traduce in un serrato dialogo con le varietà da raffigurare, in un "sentire", prima che vedere, i fiori da ritrarre. Così /..le opere sono../ frutto di un consapevole approccio intellettuale che si riflette in un gusto compositivo estremamente raffinato, addirittura prezioso. Significativo è il confessato innamoramento per i fiori di Paeonia mascula subsp. mascula ("di un rosso meno carico della congenere officinalis") ....

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Gli insegnamennti di Palermo sono stati prontamente raccolti da alcune pittrici (Consuelo Macias, Angela Maria Russo, Roberta Sarchioni, Maria Rita Stirpe e Aurora Tazza) accomunate proprio dalla severa ricerca tecnica e compositiva. ....

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La solida formazione scientifica di Angela Maria Russo amplifica una delicata sensibilità figurativa che traspare nelle immagini di Arum pictum e Arum italicum, ovvero il gigaro che nella tradizione popolare viene chiamato anche Pan di serpe o Lingua di serpe, e di Iris graminea o Giaggiolo susinario, indagata con acutezza microscopica.....

Un gusto più pittorico è quello di Roberta Sarchioni, che si riflette non solo nelle scelte tecniche - il trattamento della carta, l'uso dell'acquerello a volte combinato con la gouache per rendere determinate caratteristiche morfologiche (così nella tavola dell'Iris), il sapiente risalto del bianco della carta in Galanthus nivalis - ma anche in alcuni espedienti compositivi come la farfalla (Papilio rnachaon) inserita in trompe l'oeil .... E staccati i pennelli dal foglio, Roberta Sarchioni libera la fantasia nelle pietre da dipingere con animali e fiori .... 

Maria Rita Stirpe legge con cura ogni varietà da ritrarre, lasciandosi affascinare "dalla sontuosità dei fiori profumatissimi"di Barlia robertiana proveniente dalla collezione dell'Orto Botanico dell'Università di Roma, o dall'incontro con Paeonia officinalis nel Parco Nazionale dei monti Simbruini (in provincia di Frosinone) così raccontato: "Ne ho ammirato la sorprendente bellezza nel maggio del 2000, in una radura ai limiti del bosco, quando i cespugli di biancospino erano nuvole di fiori candidi, ed ai loro piedi spiegavano al vento le loro superbe corolle le peonie, in contrasto cromatico con una luminosa fioritura di ranuncoli gialli che sembravano in simbiosi con loro. Qua e là svettavano gruppi di Lilium martagon dai petali ricurvi come ricci di dama. Sulle foglie asciugava al sole le ali ancora umide una farfalla Parnassius mnemosine". Allora, è una notevole padronanza delle tecniche pittoriche a suggerirle la preparazione della carta e l'impiego dell'acquerello e della gouache per restituire la trasparenza dei fiori e l'effetto ceroso della pruina di Iris pseudopumila, così come un maturo gusto compositivo si riflette in "Primavera", composizione di piante a fioritura primaverile cresciute da bulbo in vaso sul terrazzo dell'artista, o nel delizioso dialogo tra la farfalla e Paeonia officinalis.

Si apre ad una vena di romantico lirismo Consuelo Macias, che più che cercare arditi aggiornamenti stilistici, lascia parlare il cuore davanti a Cyclamen neapolitanum del Monte Muscolo ("Sotto il bosco di castagni che avvolge le antiche rovine ai margini dell'Eremo di Camaldoli, dove tutto ha il colore delle terre e dell'oro, fioriscono nuvole di ciclamini") .... 

Una dichiarata sensibilità poetica caratterizza la produzione di Milena Casadei. La sua pittura, solare e luminosa, cerca armonie compositive e tagli coraggiosi (talvolta a trasgredire i limiti del foglio) che possano tradurre le emozioni di un incontro letterario, persino narrativo con i fiori...........

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